Introduzione
Prevenire non significa semplicemente sottoporsi a molti esami. Una prevenzione efficace parte dalla conoscenza della persona: età, sesso, familiarità, stile di vita, abitudine al fumo, pressione arteriosa, peso corporeo, condizioni metaboliche, patologie già presenti e altri eventuali fattori di rischio.
È sulla base di queste informazioni che il medico può stabilire quali interventi siano realmente utili, quali controlli effettuare e con quale periodicità.
Lo screening, invece, ha un significato più specifico: consiste nell’utilizzo di un test o di una procedura in persone apparentemente sane e senza sintomi, allo scopo di identificare una malattia o una condizione di rischio prima della sua manifestazione clinica.
Prevenzione primaria e prevenzione secondaria
La prevenzione può intervenire in momenti differenti della storia naturale di una malattia.
La prevenzione primaria ha l’obiettivo di ridurre la probabilità che una malattia compaia. Ne fanno parte, per esempio, la cessazione del fumo, l’attività fisica regolare, un’alimentazione equilibrata, il controllo del peso corporeo, la moderazione del consumo di alcol e le vaccinazioni appropriate.
La prevenzione secondaria, invece, cerca di individuare una patologia in una fase precoce, quando non ha ancora prodotto manifestazioni cliniche evidenti. È in questo ambito che trovano collocazione molti programmi di screening. L’Istituto Superiore di Sanità utilizza proprio questa distinzione nell’inquadramento degli screening oncologici.
In entrambi i casi l’obiettivo non è semplicemente “fare degli esami”, ma ridurre il rischio di malattia, complicanze e mortalità attraverso interventi la cui efficacia sia sostenuta dalle evidenze scientifiche.
Screening e diagnosi precoce non sono la stessa cosa
Questa distinzione è particolarmente importante.
Lo screening viene effettuato in persone asintomatiche appartenenti a una determinata popolazione o categoria di rischio.
La diagnosi precoce, invece, riguarda anche il riconoscimento tempestivo di segni o sintomi che potrebbero indicare la presenza di una malattia.
Se una persona presenta, per esempio, sanguinamento intestinale, una massa mammaria, una perdita di peso non spiegata o un altro sintomo clinicamente significativo, gli accertamenti prescritti dal medico non rappresentano più uno screening: fanno parte di un percorso diagnostico.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità distingue nettamente le due strategie.
Non tutti gli esami sono buoni test di screening
Un concetto fondamentale della medicina preventiva moderna è che la possibilità tecnica di diagnosticare precocemente una condizione non significa automaticamente che sia utile cercarla in tutte le persone sane.
Perché uno screening sia appropriato devono essere valutati diversi elementi: rilevanza della malattia, caratteristiche e accuratezza del test, disponibilità di un trattamento efficace, possibilità di intervenire in una fase precoce e, soprattutto, rapporto complessivo tra benefici e possibili danni.
L’OMS sottolinea infatti che lo screening può produrre benefici ma anche effetti indesiderati e che la decisione di introdurre un programma deve poggiare su solide evidenze scientifiche.
Quando fare più esami non significa fare più prevenzione
Eseguire indiscriminatamente molti test diagnostici in persone sane può sembrare prudente, ma non sempre migliora la salute.
Ogni test può produrre falsi positivi, cioè risultati sospetti in persone che in realtà non presentano la malattia. Questo può determinare ulteriori esami, procedure invasive, preoccupazione e talvolta trattamenti non necessari.
Esiste inoltre il fenomeno della sovradiagnosi (overdiagnosis): l’identificazione di alterazioni o patologie che, pur essendo reali, non avrebbero provocato sintomi o conseguenze cliniche nel corso della vita della persona.
La sovradiagnosi può a sua volta determinare sovratrattamento (overtreatment). Per questo motivo, nella valutazione di uno screening devono essere considerate non soltanto le diagnosi ottenute, ma anche mortalità, morbilità, falsi positivi, falsi negativi, sovradiagnosi e conseguenze degli eventuali trattamenti.
La buona prevenzione non consiste nel fare il maggior numero possibile di esami, ma nell’eseguire il controllo giusto, nella persona giusta e nel momento giusto.
Gli screening oncologici organizzati in Italia
In Italia il Servizio Sanitario Nazionale offre programmi organizzati di screening oncologico per alcune patologie nelle quali le evidenze scientifiche hanno dimostrato un rapporto favorevole tra benefici e rischi.
Attualmente i tre programmi consolidati riguardano tumore della mammella, tumore della cervice uterina e tumore del colon-retto.
Per il tumore della mammella, il programma nazionale si rivolge ordinariamente alle donne tra 50 e 69 anni, con mammografia ogni due anni; alcune Regioni hanno ampliato l’offerta alla fascia 45–74 anni.
Per il tumore della cervice uterina, il Ministero indica attualmente il Pap test ogni tre anni tra 25 e 29 anni e l’HPV-DNA test ogni cinque anni dai 30 ai 64 anni; l’organizzazione concreta può variare in relazione all’implementazione regionale.
Per il tumore del colon-retto, il test comunemente utilizzato nei programmi organizzati è la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni, generalmente tra 50 e 69 anni, con estensione fino a 74 anni in alcune Regioni. In caso di positività viene proposto l’approfondimento diagnostico, generalmente mediante colonscopia.
Queste indicazioni riguardano la popolazione generale. Una familiarità importante, una predisposizione genetica, precedenti lesioni o altre condizioni individuali possono richiedere strategie differenti e devono essere valutate dal medico.
Prevenzione cardiovascolare e metabolica
La prevenzione non riguarda soltanto i tumori.
Una parte fondamentale della medicina preventiva consiste nell’individuazione e nella correzione dei principali fattori di rischio cardiovascolare e metabolico.
La valutazione può comprendere, quando appropriato, pressione arteriosa, profilo lipidico, metabolismo glucidico, peso corporeo e indice di massa corporea, abitudine al fumo, attività fisica e altri elementi della storia clinica.
Il significato di questi dati aumenta quando vengono interpretati nel loro insieme.
Un valore di colesterolo, una glicemia o una pressione arteriosa non dovrebbero quindi essere considerati isolatamente: il medico integra i diversi fattori per stimare il rischio individuale e stabilire l’eventuale necessità di modificazioni dello stile di vita, approfondimenti o trattamento.
La prevenzione cambia nel corso della vita
Non esiste un unico “check-up completo” valido per tutti.
Le priorità cambiano con l’età, il sesso biologico, la storia familiare, le esposizioni professionali e ambientali, le abitudini personali e la presenza di altre malattie.
Anche la periodicità dei controlli deve essere personalizzata.
Una persona giovane senza fattori di rischio presenta esigenze differenti rispetto a un paziente con ipertensione, obesità, diabete, abitudine tabagica o familiarità significativa per determinate patologie.
Per questo motivo un programma di prevenzione efficace dovrebbe essere dinamico e rivalutato nel tempo.
Il ruolo delle vaccinazioni
La vaccinazione rappresenta uno degli strumenti fondamentali della prevenzione primaria.
Il programma vaccinale non termina con l’infanzia: alcune vaccinazioni e richiami sono indicati anche nell’adulto e nell’anziano, mentre altre raccomandazioni dipendono da condizioni cliniche, professione, viaggi, gravidanza o presenza di particolari fattori di rischio.
La verifica periodica dello stato vaccinale può quindi entrare a pieno titolo nella valutazione preventiva individuale.
Stile di vita: la prima forma di prevenzione
Gli esami diagnostici rappresentano soltanto una parte della prevenzione.
Molti dei principali determinanti modificabili della salute riguardano comportamenti quotidiani: fumo, alimentazione, attività fisica, peso corporeo, consumo di alcol e controllo dei principali fattori di rischio.
In oncologia, l’OMS stima che una quota rilevante dei tumori possa essere prevenuta intervenendo sui fattori di rischio modificabili.
La prevenzione efficace comincia quindi prima dell’esame di laboratorio o della procedura diagnostica.
Un percorso personalizzato, non un pacchetto di esami
La medicina preventiva moderna si sta progressivamente spostando da un modello di check-up standardizzato verso una strategia maggiormente personalizzata e basata sul rischio.
Il punto di partenza è una corretta valutazione clinica: anamnesi personale e familiare, stile di vita, fattori di rischio, terapie, vaccinazioni, precedenti esami e condizioni cliniche già note.
Solo successivamente è possibile stabilire quali controlli abbiano realmente un’indicazione.
Questo permette di concentrare l’attenzione sugli interventi che possono produrre un beneficio concreto e, contemporaneamente, ridurre esami inutili, falsi positivi e procedure non necessarie.
In sintesi
Prevenzione e screening sono strumenti fondamentali della medicina moderna, ma devono essere utilizzati in maniera appropriata.
Un buon percorso preventivo non nasce da un elenco prestabilito di analisi, ma dall’integrazione tra evidenze scientifiche e caratteristiche individuali della persona.
Conoscere il proprio rischio, adottare stili di vita favorevoli alla salute, aderire agli screening raccomandati e rivalutare periodicamente il proprio profilo clinico permette di trasformare la prevenzione da semplice “controllo” a un vero percorso di tutela della salute.
Nota informativa
Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e divulgative e non sostituisce la valutazione medica individuale. Indicazioni, età e periodicità degli screening possono variare in funzione delle condizioni personali, delle linee guida e dei programmi regionali.
- Istituto Superiore di Sanità – Screening oncologici
- Ministero della Salute – Screening dei tumori
- World Health Organization – Cancer
- WHO – Screening: when it is appropriate and how can we get it right?
- WHO – Promoting cancer early diagnosis